mercoledì 30 agosto 2017

Seguendo le stelle...astronomia e astrologia


Gesù nacque a Betlemme, al tempo di re Erode. Alcuni Magi giunsero da Oriente a Gerusalemme e domandavano: ”Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo”. Così si legge nel Vangelo di Matteo (2,1-12).
I Magi avevano osservato il cielo, seguito il corso degli astri, e ne avevano tratto alcune conclusioni, valutando soprattutto il percorso di una stella, tanto da risolversi di mettersi in viaggio per compiere quello che evidentemente rappresentava un rito sacro, adorare il nuovo nato, che riveste evidentemente per loro un ruolo sacro, offrendo doni, come si era soliti fare per propiziarsi la benevolenza delle divinità.
Nella tradizionale interpretazione, i Magi sono considerati astronomi caldei. Appunto, si tratta di una interpretazione, perché nel testo c’è scritto invece che a seguito delle osservazioni del cielo e avendo valutato il percorso di una stella ne dedussero che era nato il Re dei Giudei.
Ora, se è pur vero che fino alle soglie dell’età moderna astronomia e astrologia erano due termini ambivalenti, e con poca definizione fra l’uno e l’altro, è altrettanto vero che valutare il percorso degli astri per operare misurazioni, come fece Talete, o per calcolare le eclissi, come facevano Caldei e Sumeri, ancor prima dei Greci, si situa nell’ambito dell’astronomia; trarre invece da queste osservazioni deduzioni inerenti la vita di uno o più uomini, si situa nell’ambito dell’astrologia.
I Re Magi dalla loro osservazione del moto degli astri, operano una deduzione significante per quello che loro ritengono essere il destino di un popolo, di conseguenza utilizzano la loro conoscenza astronomica per un fine che è squisitamente astrologico.
La Chiesa, per voce di Francesco, è tornata a ribadire la sua condanna per l’astrologia, mescolando, ancora una volta, quella che è l’astrologia con quel malcostume che invece è la previsione, e solo questo aspetto l’accumuna alla cartomanzia e ad altre modalità di analisi del futuro, come ad esempio la lettura dei fondi del caffè. Quello che la Bibbia condanna, a partire dal Deuteronomio, è appunto l’arte divinatoria; ma l’astrologia non è arte divinatoria, o almeno non nasce e non è soltanto arte divinatoria, ma piuttosto è interpretazione del rapporto che ogni uomo ha con l’Universo che lo circonda, che l’ha accolto alla sua nascita e con il quale mantiene uno scambio continuo fino alla morte. Questo non significa che gli astri decidano per noi, ma semplicemente che dialogano con noi dal momento della nascita, che se pur la volessimo accettare come evento del tutto casuale, assume varie connotazioni, che segneranno il neonato, a seconda che nasca in un paese piuttosto che in un altro, che nasca in una famiglia solida e socialmente inserita o in una situazione di difficoltà, che sia il benvenuto atteso o che sia invece un accidente della sorte mal gestita. La sapienza popolare ha indicato tutto questo con la semplice espressione nascere sotto una buona o una cattiva stella.
Il dialogo continua, nel corso della vita, con le differenti opportunità che la vita stessa offre a ognuno di noi, con le quali ognuno deve fare i conti.
La stessa Bibbia, critica nei confronti degli astrologi, in più occasioni si riferisce al ruolo che gli astri possono avere nella vita degli uomini; trascurando il ruolo del Sole e della Luna, definito nel libro della Genesi 1,14-18, ai quali viene assegnato il compito di misurare il tempo, giorno e notte, e l’anno nella scansione delle stagioni, si ritrovano però segni evidenti di come gli astri possano dialogare con la sorte degli uomini; in Isaia si può leggere che l’ira di Dio che renderà la terra come un deserto, si manifesterà con un segno celeste…allora le stelle del cielo e le sue costellazioni non faranno più splendere la loro luce, il Sole si oscurerà nel suo sorgere e la Luna non manderà più il suo chiarore. In Ezezchiele 32,7-8 si può leggere…quando ti estinguerai, velerò il firmamento, oscurerò le stelle, coprirò con una nube il Sole e la Luna non darà la sua luce. Metterò a lutto per te tutti gli astri che brillano nei cieli, e stenderò sulla tua terra le tenebre, dice il Signore Dio[1]. Ha una sua evidenza che il parlare di Dio avviene attraverso la manifestazione di segni degli astri. Ancora possiamo leggere in Luca 21.25 che il ritorno del Messia è preannunciato dagli astri…vi saranno dei segni nel Sole, nella Luna e nelle stelle…E così pure il Matteo 24.29 il ritorno di Gesù è ugualmente indicato da segni astrali…il Sole si oscurerà, la Luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte.
Segni da interpretare, non per trarne particolari indicazioni per prevedere il futuro, semplicemente segni da interpretare. Sono questi i segni con cui l’Universo dialoga con gli umani, segni che richiedono interpretazione e fin dagli albori dell’umanità si è fatto ricorso ad un linguaggio simbolico, universale, un linguaggio che tuttora è in essere. Il filosofo Ernst Cassirer, ha definito questo dialogo come…uno dei più grandiosi tentativi che mai siano stati osati dallo spirito umano per dare una rappresentazione globale del mondo.
L’uomo non può sottrarsi dalla percezione di essere nell’Universo, di occuparne uno spazio, di condividere il suo continuo movimento e di partecipare al suo moto, che è segnato dal Tempo, che a sua volta definisce la vita dell’Uomo stesso, dalla nascita alla morte. L’uomo, fin dalle sue origini, ha colto questo pulsare della sua vita nella vita dell’Universo, e si è interrogato su come potesse consapevolmente parteciparvi, attraverso la ricerca di un dialogo. 
Questo dialogo è l’astrologia, che marginalmente, in mani poco accorte, può essere utilizzata come forma di divinazione; ma la malafede di alcuni non inficia il complesso sistema, come d’altra parte la ricerca della fisica non può essere inficiata dall’uso che si è fatto delle sue scoperte a fini bellici.

[1] 
Non servon più le stelle: spegnetele anche tutte;
imballate la luna, smontate pure il sole;
svuotatemi l’oceano e sradicate il bosco;
perché ormai più nulla può giovare.

AUDEN W.H., Funeral blues